Intervista a Marta Ciaccasassi, autrice di Cross the Sea

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«Ultimamente anche il mio modo di mangiare è influenzato dal design». Così ci ha conquistato Marta Ciaccasassi, game designer di Perugia con già diversi giochi da tavolo all’attivo, mentre la intervistavamo per il suo gioco Cross the Sea, rilasciato free negli scorsi giorni. Il gioco tratta in maniera originale e adeguata il tema dell’immigrazione e ci ha fulminato per il design schietto e di alto livello. Marta è stata così gentile da sottoporsi alle domande mie e di Edoardo!

Storie di Ruolo: «Ti aspettavi che Cross the Sea ti portasse così successo?»

Marta Ciaccasassi: «Oh, caspita… guarda, ci tengo a dire che non l’ho fatto minimamente per la visibilità! In un primo periodo non volevo inserire il nome e volevo lasciare il gioco anonimo. Poi confrontandomi con una mia amica mi ha fatto riflettere sul fatto che era più responsabile inserirlo, soprattutto per la forte tematica del gioco. Sono comunque stata fin all’ultimo indecisa sul mettere il nome…».

SdR: «Come sei arrivata a comporre un gioco del genere? Cosa ti ha fatto scattare?»

Marta: «Domanda tosta! Mi sono svegliata una mattina e riflettevo sul trovare un canale per parlare di immigrazione. Faccio parte di una associazione LGBTQ+ e quest’anno abbiamo portato ad una manifestazione proprio questo tema. Ho sentito la necessità di comunicare tutto quello che volevo, ma non tramite semplici parole… non funzionava. Ho pensato così ad un gioco; d’altronde serve anche per comunicare, no? Per quanto riguarda le meccaniche, è stato un processo con molte modifiche. Oggi ho riletto le prime idee di Cross the Sea ed era molto diverso, c’era un dado che invece ora è una moneta. Era una cosa molto diversa! Credo ad un certo momento io abbia anche inconsciamente utilizzato anche un vostro post, quello sui Dieci Consigli per creare un GDR Minimalista. Ho variato comunque materiali e meccaniche anche per avvicinarlo di più alla quotidianità, per creare un rapporto tra il gioco e la vita di tutti i giorni».

Storie di Ruolo: «Siamo onorati di averti in parte ispirato! A proposito di quotidianità: nella tua vita cosa giochi? Giochi di ruolo?»

Marta: «In realtà ho iniziato dai giochi di ruolo! Quando avevo quindici anni ho comprato i manuali di Dungeons & Dragons 3.5. Ho ricominciato a giocare recentemente con l’associazione Corte di Carta. Tuttavia ho notato che c’è molta più conoscenza sui giochi mainstream (Mondo di Tenebra ad esempio) rispetto ad altri più recenti e interessanti come Fiasco – e forse questo loro essere “sconosciuti” a larghe fette di giocatori li porta ad essere giocati di meno. Comunque grazie all’associazione ho riscontrato un rinnovato interesse verso i giochi di ruolo da parte di tutti, si sentiva la mancanza di qualcosa del genere qui a Perugia. Quanto al resto della mia vita, gioco di tutto! Ho incontrato i giochi da tavolo solo nel 2010, ma mi sono appassionata subito. Sono una buongustaia, sebbene preferisca un poco di più i giochi german. Adoro molto Race for the Galaxy che è un gioco molto particolare di carte, con azioni in simultanea che contempla anche dinamiche in cui devi cercare di prevedere le mosse altrui».

Storie di Ruolo: «Beh, ora però ci servi la domanda… come categorizzi il gioco?»

Marta: «Io credo molto in un’idea forse utopistica, mi piacerebbe che in futuro si parlasse di gioco e basta. Nei libri di design trovo spesso definizioni molto strette, mentre anche per Cross the Sea appunto mi piacerebbe che sia solo un gioco, un bel gioco. Se devo comunque azzardare un genere, mi viene in mente un tipo di videogame molto interessante dell’ultimo periodo ovvero i walking simulator. Sono partita da lì, anche se poi sentivo di dover proseguire sulla strada del semplice gioco».

Storie di Ruolo: «Possiamo considerarlo un gioco di ruolo educativo?»

Marta: «Sono relativamente nuova al mondo dei gdr perché conoscevo, diciamo, quelli più famosi – il più particolare che ho giocato è Cani nella Vigna. Seguo comunque l’ambiente dei giochi di ruolo indie e recentemente anche del LARP nord-europeo… non so se sia educativo o meno, sicuramente se dovessi riscriverlo fra qualche mese sarebbe totalmente diverso e forse avrei modo di essere più certa su cosa sia».

Storie di Ruolo: «Qualcuno ha detto che somiglia ad un librogame avendo dei bivi…»

Marta: «Nel design ho deciso di inserire dei finti bivi, o scelte forzate, perciò da qui a parlare di librogame… insomma, i bivi in realtà non offrono scelte! Questo è stato fatto volontariamente a livello di design per rinforzare il messaggio di fondo, ovvero che a volte, nella vita, le scelte non ci sono proprio! Ripeto, lo definirei semplicemente gioco. Non credo sia neanche definibile gioco di ruolo perché mancano alcune caratteristiche che me lo fanno chiamare tale».

Storie di Ruolo: «Immaginiamo che il gioco abbia incontrato le tue aspettative…»

Marta: «Caspita, le ha superate in tanti punti! Progettandolo ero pessimista, non volevo pubblicarlo perché non mi sembrava così interessante, ma credo sia una cosa che succede a tutti i designer e magari si perdono giochi molto validi… per certi versi sono ancora incredula del suo successo! Le condivisioni sono state enormi, molte più di quanto pensassi. Pensavo si fermasse alla mia cerchia di amici e, fosse stato così, sarei stata comunque molto contenta. Per come è andato… sono ancora stupita! Non è neanche il mio settore, è un gioco atipico rispetto al mio passato; come prima esperienza ha superato ogni mia aspettativa, davvero».

Storie di Ruolo: «Il tuo percorso come designer inizia se non erro da Barbarians: The Invasion»

Marta: «Sì, il gioco da tavolo è il mio settore professionale d’origine. A me piace il gioco in generale, non mi piace limitarmi. Sono partita dai videogiochi e ne sono appassionatissima! Ma era difficile in Italia prendere questa strada. Così quando ho conosciuto il mondo dei giochi da tavolo è stata una svolta, forse perché è un ambiente più gestibile nel nostro paese – e anche a livello internazionale, pur rimanendo in Italia. È un mondo con enorme potenziale, secondo me manca l’esplorazione di molte tematiche forti. Su Barbarians sono entrata come collaboratrice, inizialmente era di Pierluca Zizzi. Martino Chiacchiera ha contattato Pierluca per chiedergli di lavorarci un poco e abbiamo così approfondito il gioco. Con la stessa casa editrice di Barbarians ho lavorato a Mysthea e successivamente sono diventata  sviluppatrice per CosplaYou, una etichetta che mira a giocatori non classici; ho lavorato a Meteors, e ho editato alcuni dei loro giochi. Sempre con loro abbiamo aperto un ramo per Kickstarter e abbiamo sviluppato The Faceless, un gioco stranissimo che usa i magneti e una bussola in modo abbastanza originale».

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Storie di Ruolo: «E per il futuro? Su cosa ti stai concentrando?»

Marta: «In questo momento sono concentrata sul design di alcuni miei giochi, tra cui un prossimo progetto Kickstarter sequel del precedente, Icaion, e altre idee che vorrei proporre all’editoria tradizionale; ho anche in cantiere alcuni progetti simili a Cross the Sea, forse un po’ più filosofici come tematiche e mi piacerebbe anche affrontare il tema dell’identità di genere. Mi sto anche attrezzando per offrire un servizio di consulenza per quanto concerne i giochi Kickstarter, avendo accumulato tanta esperienza grazie al lavoro di design come in Barbarians, e al lavoro di sviluppo come in The Faceless. Credo sia arrivato il momento di mettere a frutto tutto ciò».

Storie di Ruolo: «Dove possiamo trovarti per un autografo?»

Marta: «Dovrei (condizionale d’obbligo, ma ci sarò) essere a Lucca Comics & Games, magari con Cross the Sea con me!».

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